"Sono pienamente convinta che questo gioco non potrà mai avere fine, mai. Durerà finchè ci saranno giorni. Questa è la profezia di Filius Zabres. Il gioco iniziò ai suoi tempi e rimarrà fino alla fine dei tempi. Questo coro non potrà mai essere soppresso, Filius Zabres ha detto che nessuno dovrà osare scoprire chi sono i membri del coro, o peggio, nessuno dovrà cercare di eliminarli, o sterminarli".

(Anna Miolerin, Maestra delle Danze, processata per "stregoneria" nel 1510).





"La Signora insegna a voi della compagnia i poteri delle erbe e, dai segni che le presentate, vi fa vedere le cose che chiedete..."

"E così vi insegna a fare, e trovate che ogni cosa da lei mostrata è la verità..."





"... alla Vigilia, le ragazze liberano le conocchie da ogni cosa".
(Johannes Praetorius)



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domenica 18 dicembre 2011

Ciocchi e braci



"Il ceppo natalizio, o ciocco di Natale o falò, è confluito nelle tradizioni natalizie intatto nel suo rituale in quanto già in origine esso era consumato tra le mura di casa, giacché il fuoco non poteva venir acceso all'aperto a causa del freddo e delle intemperie della stagione invernale (...). L'uso del ciocco di Natale era diffuso in tutta Europa. Per rimanere in Italia, ricordiamo in Umbria l'usanza di ardere da Natale all'Epifania un grande ceppo d'olivo, le cui ceneri, accuratamente raccolte, vengono sparse per i campi accompagnate da formule propiziatorie per favorire i raccolti. Oltre al chiaro intento propiziatorio che di per sé hanno i fuochi solstiziali, ne è qui chiaramente denunciato il legame con i raccolti. Quest'usanza è documentata anche nelle Valli del Sieg e del Lahn in Germania e in Albania; in Germania si usava anche legare il ciocco di Natale all'ultimo covone della mietitura, altri invece ne incorporavano un pezzo all'aratro per favorire la crescita dei semi. In Francia si credeva proteggesse il grano dalle muffe, da altri era considerato protettore contro la grandine. Ad un certo punto dunque l'azione a favore del raccolto non si esaurisce più nella promozione della sua crescita, ma si estende alla sua protezione contro calamità e danni. Ed il suo potere non si limita ai raccolti, ma si comunica agli animali e alle persone (...). Il legame con il culto degli alberi si rivela nella cura prestata alla scelta del legno, a sua volta legata al valore sacrale attribuito a determinate varietà di piante, che dà valore a tutto il rito: infatti si tratta quasi sempre, a seconda della località, di olivo o di quercia, sacre la prima al mondo mediterraneo, la seconda a quello europeo-continentale".
(Tratto da: "Al di là dei gesti - Analisi del folklore casalese alla luce delle matrici classiche e indoeuropee", di Vivetta Valacca Pagella, edito da: Comune di città di Casale Monferrato).


"La tradizione di bruciare un particolare ceppo (il ceppo natalizio) alla Vigilia di Natale era diffusa in Europa, dalla Scandinavia fino in Italia. Il termine che indica il Natale in Lituania e in Lettonia significa letteralmente "Sera del Ceppo". In alcune regioni si considerava il Ceppo Natalizio come Madre del Fuoco del dio Sole. In certe zone della Germania, era usanza mettere un grosso ciocco di legno e poi levarlo prima che si consumasse del tutto, per conservare durante tutto l'anno le sue magiche proprietà protettive. Se seppellivano le sue ceneri sotto gli alberi da frutto o si usavano per liberare il bestiame dai parassiti o per proteggere la casa dai lampi".
(Tratto da: I riti del Solstizio, di Richard Einberg)








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