(Post semi-serio sul perché occorrerebbe evitare di giocare con certe cose!)
“Spettri e larve davanti alle palpebre
Passar mi veggio bisbigliando, e sento
Che gemono dintorno in suon funebre.
Oimè! forse d’errante Ombra il lamento
E’ quel che dalla cavernosa volta
Emerge mormorando lento lento?
Se nemica non sei, férmati e ascolta:
Tu che meco confondi le querele,
che vuoi da me, dogliosa Ombra insepolta?”
(da: L’entusiasmo melanconico, di Vincenzo Monti)
- Groucho: "Beh, adesso che siete arrivata voi, lo credo anch'io".
(Dylan Dog N.25, Morgana, Ottobre 1988)
Mi hanno regalato una vecchia tavola Oui-Ja. L’ennesima! Mi domando come mai la gente, quando racconti che ti stai interessando di Psychagogia (Link), automaticamente pensa subito che ti serva una “tavola Oui-Ja”. In realtà ci sono svariati tipi di persone: quelli che quando racconti certe cose scappano a gambe levate chiudendosi a chiave nel primo armadio disponibile (solitamente spaventandosi del loro stesso buio) caricando un ipotetico fucile a pallettoni pronti a spararti addosso tutta la loro paranoia, quelli (rarissssssssimi!) che reagiscono in maniera equilibrata chiedendoti se per caso hai letto Erwin Rohde , quelli che ti dicono che “loro nemmeno toccherebbero un libro che tratta simili argomenti” per poi scoprire che invece sono i primi ad evocare “le ombre” per le loro squallide (e ridicole) ‘azioni di consunzione’ e quelli che invece immediatamente ti regalano una “tavola Oui-Ja” e ti chiedono di “provare insieme come si fa!”. Quest’ultima categoria di persone mi piace e solitamente si tratta di individui che m’ispirano simpatia.
Però non ci siamo. Non funziona così.
Personalmente possiedo tre tavole “Oui-Ja”… mi piacciono, soprattutto quelle più antiche, però non le uso. Non ne ho mai usata una. In sala ho un tavolo da “seduta spiritica”, di quelli a vela, fine ‘800. Anche quello, non l’ho mai usato per riunioni di evocazione di alcunché. E non perché io “abbia paura”: non ho paure e non mi pongo mai alcun limite… che non sia quello relativo alla mia competenza. Evocare “le ombre” significa andare a trattare con la sofferenza: toccare con mano dolore e rabbia. Saper (osare!) socchiudere la Porta di Parmenide (si legga: Parmenide, Poema sulla Natura) non è cosa da tutti: si tratta della Porta che divide Caos e Cosmo, Notte e Giorno, Cielo e Terra. Non si scherza con queste cose: né con i momenti né con i luoghi “in limine”. Ci sono persone che a questo sono preposte: per Reggenza, Talento, Vocazione e totale assenza di qualsivoglia residuo di superstizione o paura (la paura già di per sé genera buio [*]… e fanno bene i ghermiti da superstizione e paura a non toccare – ma soprattutto a “non scherzare con” - certe cose). L’impiego dell’Arte della Psychagogia era cosa eccezionale nei tempi antichi: si attendeva sempre il parere positivo di una divinità prima di procedere all’eventuale consultazione di uno “specialista”. Personalmente tendo sempre ad evitare di barricarmi dietro ai “questa cosa non si fa”, “questo non si può leggere”, “questo non si deve guardare”… preferisco, all’occorrenza, armarmi immediatamente di una buona dose di “competenza”… certo però che il giochino del “Se ci sei batti un colpo!” sarebbe bene relegarlo nella scatola delle idiozie. Anche perché prima o poi, il colpo, “qualcosa” lo batte sul serio… chiamata genera risposta: sempre… ma non sempre la risposta può risultare gradita!
(Le immagini di Madame Trelkovski sono tratte da: Dylan Dog, Albo 216, “Il Grimorio maledetto”, Soggetto Giuseppe De Nardo, Disegni Daniele Bigliardo, Copertina Angelo Stano. Sergio Bonelli Editore)

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